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lunedì 2 gennaio 2012

Ciao Piero, Ciao Renato...

Il primo giorno dell'anno Pescara si è risvegliata con un meraviglioso sole. La brillantezza della giornata metteva allegria. Se non fosse stato per la temperatura si poteva pensare ad una meravigliosa mattinata primaverile. Sebbene i postumi del veglione si facessero ancora sentire, la mia sveglia è suonata presto. Avevo un impegno importante. Quest'anno, come da due anni a questa parte, i runners pescaresi si incontrano sul ponte del mare per salutarsi e scambiarsi gli auguri per il nuovo anno. Quest'anno l'evento è stato associato al ricordo di Piero De Flavis e Renato D'Amario. Due persone importanti e conosciute nel mondo della corsa a piedi. Entrambi ci hanno lasciato nel 2011. Conoscevo di vista Renato. Ho saputo che era una di quelle persone che rappresentavano la storia del podismo pescarese e che era uno scopritore di talenti. Molti ragazzi sono rimasti uniti affettivamente a Renato e la sua scomparsa ha devvero lasciato un vuoto. Diversa la storia di Piero. Lui, un runner come tanti di noi, era un appassionato. Piero apparteneva alla mia squadra ed il caso aveva voluto che fosse stato lui ad accogliermi al mio timido esordio nel mondo del running. Sempre Piero, si offrì di accompagnare me e Faustino (altro esordiente sulla quarantaduekm) nella maratona di Treviso. Piero se n'è andato a maggio a causa di un grave incidente stradale. Ricordo ancora l'angoscia di quei momenti ( qui il post di quel giorno ) E' stato emozionante ricordarlo. Vedere le facce di tutti quei runners presenti che avvertivano palpabile la tensione di quel momento. Un minuto di raccoglimento e il sincero applauso di tutti in loro memoria...
Per quanto riguarda la cronaca della giornata rimando al link dell'amico Franco che ha organizzato l'evento e che ben ha rappresentato la giornata.
Good Run!

  (foto tratta dal blog http://asdmcmanoppello.blogspot.com/)

6 commenti:

Anonimo ha detto...

Parlo alle persone che non hanno potuto assistere il professore negli ultimi anni della sua malattia, a volte la sofferenza fa pauraha vissuto 5 anni nella sofferenza, a mano a mano ha perso il controllo del suo corpo , poi della parola, sempre cosciente e consapevole di ciò che gli accadeva intorno.

Come ha espresso il parroco di San Panfilo che ha conosciuto il professore in un piccolo momento della sua vita e gli è bastato quello per averlo in memoria:A Renato gli è accaduto ciò che gli è accaduto, perchè attraverso la sofferenza si è Santificato, semmai dovesse esserci un Paradiso (commento di chi scrive)

Chi non lo conosceva da vicino , non potrà mai sapere il bene che ha fatto questo piccolo uomo nella sua vita (nato povero) ed i segni che ha lasciato a tutte le persone che incontrava durante il suo percorso.

Anonimo ha detto...

Fino alla fine, poco prima di morire da grande “condottiero”, nato già professore (divenuto tale all’età di 19 anni e già praticante) ha inviato messaggi con gli occhi che parlavano a tutti e ho visto persone che abbassavano lo sguardo perchè non potevano vederlo così, ma lui sprezzante come ha sempre fatto nei confronti della vita, li fissava dritti negli occhi e affrontava il suo destino

Se con il suo corpo, ormai ingombrante, poteva far sorridere, cercava di farlo in ogni modo, da uomo Grande quale era , quale è stato e sarà anche in cielo.(molti hanno detto che in questo momento starà facendo correre anche gli angeli e loro gli hanno dato retta)

Nelle ore in cui il professore peggiorava con la sonda nel naso, immobile, ma sempre lucido, la sig.ra Maria Pia Bracone, la moglie, aveva pregato sua madre (che quando era in vita amava il professore) affinchè alleviasse i dolori del suo caro marito.

Anonimo ha detto...

Il giorno 10, il professore D’amario è andato in cielo ed in quello stesso giorno di qualche anno fa morì Aloisi Elisabetta, la mamma defunta a cui la moglie si era rivolta.

Questo è solo il primo episodio, che appare una coincidenza ma non quelli che racconterò in seguito..

Una delle cugine, è accorsa nel giorno della morte presso l’abitazione del professore, si è sentita di farlo perchè il giorno prima in sogno gli era apparsa una sorella del professore che gli diceva:- corri perchè Renato ha la febbre.

Poco prima del decesso il professore fu colto da una febbre molto alta

Anonimo ha detto...

Il giorno della morte venne un giornalista della rete 8 (presso la sua abitazione), il quale riferì che il giorno prima, dopo tanto tempo si sarebbe dovuta svolgere una trasmissione televisiva in onore del professore per via della maratona D’annunziana.
(il giornalisti, la stessa redazione non sapevano della morte sopraggiunta, in quello stesso stesso giorno, al professore), nel giorno programmato ci furono degli imprevisti, ma che gli stessi imprevisti si risolsero da soli e la trasmissione ebbe seguito.

Lo stesso giornalista fu sorpreso nel raccontarci l’episodio perchè la trasmissione non si sarebbe dovuta fare, ed invece..

I suoi ex colleghi di scuola (ricordiamo il professore anche come insegnante per 44 anni in educazione tecnica), i colleghi di D’amario si riunirono in consiglio e ricordarono il professore, senza sapere che nello stesso giorno in cui si svolgeva il consiglio o subito dopo, il professore aveva lasciato la vita terrena.

io scrivente ho riportato questi episodi, solo ed esclusivamente perchè me li hanno raccontati personalmente e li ho voluti trascrivere, dopo averli conservati a mente in questi giorni

Anonimo ha detto...

Ce ne sono almeno un’ altra decina di storie (tutte raccontate dalle persone presenti al funerale o presso l’abitazione) che mi lasciano, a me personalmente,senza parole

Durante il funerale fino al giorno in cui è stato sepolto si sono susseguiti fatti non controllabili dai familiari, sembrava che qualcuno facesse le cose per loro, fino alla tumulazione avvenuta per volere dei familiari ma con una serie di conicidenze (mancanza di loculi disponibili etc….) che hanno portato il professore a stare vicino alla sig.ra Aloisi Elisabetta, .la madre della moglie verso cui nutriva profondo rispetto contracambiato.

Per finire fin dentro la stessa tomba, come quasi a voler sottolineare il valore di un corpo (di quel corpo, quello del professore) anche dopo la sua morte ed il valore stesso del loculo come luogo della memoria. (il professore è stato cremato)

Anonimo ha detto...

l’ultima parola che io ho avuto il piacere di leggere e che lui mi ha scritto su mia richiesta, è stata questa:PASSIONE

Il giorno del suo funerale, ovviamente era SAN RENATO (evidentemente al SIGNORE questo uomo di nome Renato, ma anche S.mi Pietro e Paolo , gli altri suoi nomi, doveva piacere molto, per averci lasciato dei segni che non vi riporto ulteriormente, perchè la Gloria non è di questo mondo)

Saluti a tutti