venerdì 7 ottobre 2016

Marcello Mastrodicasa. un uomo, un lupo, praticamente un signore!

Ci sono modi e modi di essere un personaggio. Ci sono quelli esibizionisti, che si mettono su di un piedistallo, in mostra o che comunque si vantano di loro stessi.
Poi ci sono gli altri. Quelli che compiono le loro imprese quasi di nascosto, senza clamore. 
In generale, la grande maggioranza dei podisti appartiene alla seconda categoria.
Ne ho conosciuti tanti di runner che, dopo aver passato una giornata al lavoro, diligentemente e cocciutamente, corrono alla grande, onorando gli allenamenti della loro tabella, portati avanti solo dall'entusiasmo e dalla passione e senza alcuna contropartita.
Diversamente ci sono gli altri. Sarà che odio le esagerazioni, ma quando vedo quanto pagano i calciatori e quanto poco corrano lungo il campo o quanto velocemente si stanchino, a me girano gli zebedei.
Poi ci sono persone ancora più umili e riservate, seppur fortissime. Tra loro voglio parlare ancora di Marcello Mastrodicasa.


Si, ancora lui. Ai miei occhi non finisce mai di stupirmi. E' per questo che ho chiesto a Marcello di rispondere a qualche domanda. Sono impaziente di ascoltare la sua storia, cosa pensa di tutto ciò che ruota nel nostro amato mondo del podismo e di tante altre cose!

Per la prima volta quest’anno propongo sul blog un’intervista con un podista particolare, uno a cui non fa paura la solitudine, le salite, le montagne, la stanchezza

Marcello Mastrodicasa, detto il Lupo della Majella e del Morrone!


Mario: Ciao Marcello, grazie per la tua disponibilità e benvenuto nel mio blog.
Marcello: Ciao Mario, grazie a te per l’invito!
Mario: Per chi non ti conosce, ti va di presentarti?
Marcello: 
Sono Marcello Mastrodicasa, abito a San Valentino in A.C., un piccolo borgo di circa 2000 anime inserito nei “Borghi autentici d’Italia”.                                                                                                                        
Sono tesserato con la Manoppello Sogeda.     

                                                                        
Ho cominciato a correre dopo aver smesso l’attività calcistica all’età di 42 anni esordendo subito con una maratona. Prima dei 20 anni di calcio a buoni livelli (promozione, prima categoria), praticavo bici e tennis.


Mario: Quando hai pensato a correre una maratona e perché?
Marcello: 
Il giovedì prima della maratona di Pescara, lessi sul giornale di questa gara e pensai dentro di me: “ La vado a fare!”… e così è stato. Ci sono andato senza sapere nulla del mondo del podismo, l'abbigliamento era calcistico, le scarpe lasciamo stare…, orologio “Ringo Boys” ricevuto in regalo con i gelati. 
Ho vissuto la gara serenamente, senza pensare al riscontro cronometrico. Per la cronaca ho impiegato 3:03, fisicamente apposto.


Mario: Da quella prima maratona quante ne hai fatte?
Marcello: Dopo la maratona di Pescara, mi sono buttato nel mondo del podismo cominciando a macinare gare su gare, 10 km, 15 km, 21 km ecc… Dopo tre mesi dalla mia prima maratona, ho corso una 50 km sulla sabbia, classificandomi terzo assoluto. Da quel momento in poi, ho corso 73 maratone concludendole tutte, sia in Italia che all’estero.                         
Il mio P.B. di 2 ore, 48 minuti e 53 secondi.


Mario: Il tuo avvicinamento al podismo è stato improvviso o avevi una passione già da bambino?
Marcello: Nella carriera calcistica, come si può intuire, avevo un ruolo dove sicuramente si doveva correre (un mediano…mastino abruzzese).
Mario: Poi ad un certo punto hai guardato le montagne
Marcello: Dopo aver partecipato a tutte queste maratone e abitando a ridosso delle montagne, volevo scoprire il mondo del trail, anche qui esordendo con una 42,195 km. Per questo ho scelto la Ecomaratona dei Marsi, classificandomi undicesimo assoluto e terzo di categoria. Da quel momento, ho pensato a distanze più lunghe.
Mario: Normalmente partecipi a gare che si corrono per lo più sulle Alpi e comunque al nord. Che giudizi ne dai?
Marcello: 
La maggior parte delle gare importanti di trail si svolgono nel nord Italia, territorio geograficamente predisposto.
Le persone che ci vivono sono molto dedite alle attività di sport in montagna e la vivono a 360°.                                                                                            
In queste gare, ne cito una per esempio “Ultra Trail del Monte Bianco”, ci sono 2000 volontari, proprio per indicare la passione che hanno per questo sport, e questo sicuramente agevola l’organizzazione, che già di suo vanta i massimi livelli. Senza parlare dei cittadini che partecipano attivamente a queste manifestazioni. Nulla è lasciato al caso, ecco perché raggiungono questi risultati eccellenti. L’unione fa la forza, è questo che dobbiamo imparare ancora.


Mario: Quali ultra hai corso quest’anno? 
Marcello: Quest’anno ho cominciato a gennaio con la “24 ore di trail” a Bione (BS), poi la “GTMS Gran Trail dei Monti Simbruini”. Successivamente ho corso a Fanano (MO) la “Cima Tauffi Ultra trail”, poi la “4K Alpine” a Cogne (AO) e una settimana fa “Adamello Ultra trail”.



Mario: Puoi descrivere la tua passione in poche parole?
Marcello: Correre per me è un divertimento, mi dà gioia e benessere e mi dà modo di conoscere nuovi posti, da me neanche lontanamente immaginati, e amici con cui condividere questa passione, lasciandomi ricordi e sensazioni indimenticabili.


Con Marco Olmo e Giuseppe Carosi

Mario: Quanti allenamenti settimanali e quanti km prevedono la tua tabella?
Marcello
A parte quando preparo gare lunghissime, che implicano allenamenti lunghi e duri anche superiori ai 50 km per diversi giorni consecutivi, mi alleno quasi tutti i giorni senza una tabella specifica, in base al tempo a disposizione.
Mario: Hai corso giorni interi, notte e giorno, solo con te stesso, su sentieri sconnessi di montagna. Cosa pensi in quei momenti?
Marcello: Nei pochi momenti meno impegnativi, i miei pensieri vagano qua e là, ma penso molto alla mia famiglia, a cui devo tanto.
Mario: Spesso si sente parlare di doping, molto spesso anche tra noi amatori. Cosa ne pensi?
Marcello: Mario, tu sai bene che io durante le maratone nemmeno bevo, cosa dovrei risponderti? E’ contro il mio modo di essere. Il mio unico doping, se così vogliamo definirlo, sono delle caramelle alla menta e liquirizia, che usavano i minatori in Belgio prima di scendere a lavoro nelle miniere. E poi mi affido a Dio.


Mario: Ognuno di noi, alla vigilia di una gara ha dei propri riti scaramantici. i tuoi quali sono? cosa fai, o cosa ci deve essere assolutamente?
Marcello: Come rito scaramantico, (sembrerà paradossale), mi vado a fare una bella corsetta come warm up e prima di partire la mia caramelluccia della miniera.
Mario: Sei mai andato sul podio? (anche di categoria) raccontaci il tuo ricordo podistico più emozionante. 
Marcello: Sì tante volte, ma in particolare ricordo il podio mancato alla maratona di Bruxelles, dove nella Grande Place, a me molto cara per tanti ricordi legati alla mia vita sentimentale, premiavano i primi tre assoluti di ogni nazione con tanto di inno nazionale. Brividi!



Mario: Come ti vedi nel futuro?
Marcello: 
Dico sempre che ogni ultra maratoneta ha bisogno di riposo mentale, quindi fino a dicembre niente programmi, perché dopo queste gare estreme la mente ha bisogno di non avere impegni prossimi. Poi si vedrà…

In futuro, mi piacerebbe correre una delle gare la più difficile al mondo, se non la più difficile: la “Marathon de sable”  in Marocco, 250 km in autosufficienza, a temperature che arrivano a 55 ° e con a disposizione solo 6 litri d’acqua al giorno.




Mario: Grazie Marcello di aver condiviso con me e i lettori del blog la tua vita podistica, le sensazioni, le emozioni. Ascoltandoti tutto sembra molto semplice, ma già lo sappiamo che ai tuoi risultati ci si arriva con il cuore e con l'anima di una grande persona e cristallino campione.