sabato 28 aprile 2018

Angelo Cannone e la sua Marathon des Sables


Ciao Angelo, ti ringrazio per aver accettato l’invito a condividere con tutti noi quelle che sono state le tue emozioni, le tue sofferenze, i tuoi pensieri nella tua corsa solitaria e selvaggia nel deserto.
Innanzi tutto premetto che tu ed io ci conosciamo da sempre. I miei inizi quasi corrispondono ai tuoi. Le gare prima, alcune persone che hanno ritenuto di condividere il loro percorso con noi dopo, ci hanno unito ancora di più. La nostra amicizia dura nel tempo.
Anche per questo è un onore e un piacere ospitarti nel mio blog per questa intervista:


Mario: Allora Angelo, so che sei un ottimo runner su strada, ma essere un runner normale non ti basta. Spesso partecipi a gare che la stragrande maggioranza di noi neanche si sognano di fare. Ci racconti cosa ti attrae di quelle gare corse al limite, magari spiegando a tutti noi a quali gare hai partecipato?
Angelo: Ciao Mario, si sono tanti anni che ci conosciamo, innanzitutto voglio ringraziarti per questo tuo invito. Venendo alla tua domanda, come già sai, non mi sono mai ritenuto un atleta forte su strada. Ti ringrazio per il tuo giudizio che apprezzo molto, ma in realtà ho sempre amato correre in mezzo alla natura, con una particolare predilezione per la montagna. Chiaramente per me la natura non è solo montagna, ma è anche correre sotto il boschetto di casa, sulla costa dei Trabocchi, sulle polverose strade delle colline, sul mare, lungo il fiume, ecc. In tutte queste situazioni io mi sento in pace con me stesso e rilassato.



Mi chiedevi delle mie gare. Come sai, ho partecipato a molte gare all'estero. In Cina, dove ho corso la distanza della maratona sui terribili gradini e gradoni della Grande Muraglia; Sui Monti Dolomitici, Ho avuto un primo assaggio della corsa nel deserto nel 2012, partecipando alla 100 km del Sahara che si è corsa in Tunisia. Anche questa una gara a tappe, anche se per niente paragonabile con la Marathon Des Sables.
Queste per me, più che competizioni con gli altri, sono gare con me stesso per vedere dove il mio corpo è la mia mente può arrivare...


M: Che cosa è per te avere testa, cuore e gambe? 
A: Come dicevo, in queste gare oltre ad avere tante ore sulle gambe devi avere anche tanta forza mentale non devi mai mollare altrimenti il ritiro è inevitabile corri tutti i giorni per tanti km non devi lasciare nulla al caso.


M: Ora ti prego, raccontaci come hai deciso di partecipare alla MdS e com’è stata la preparazione, che so, essere stata lunga e laboriosa.



A: Ho iniziato a seguire questa gara da quando, circa 10 anni fa, vidi un documentario di un atleta italiano che si perse a causa di una tempesta di sabbia proprio in questa gara, Miracolosamente lo trovarono dopo circa 10 giorni. Sopravvisse rifugiandosi in un tempio abbandonato trovato nel deserto, nutrendosi di pipistrelli e bevendo la sua urina.
Sono sempre stato affascinato dalle storie di avventure e delle gare estreme, da allora ho sempre sognato di farla e finalmente lo scorso mese di giugno 2016 mi sono iscritto.
Da quel giorno è iniziato il lungo è faticoso cammino/preparazione fisica.
Sono arrivato a correre anche 160 km a settimana con lunghissimi da 40 fino a 60 km, tutti corsi con lo zaino, allenandomi su terreni collinari e fangosi, spesso con freddo e pioggia.
Inoltre ho iniziato a ricercare cibo liofilizzato, abituandomi a mangiarlo prima durante e dopo l'allenamento.
Ho cercato materiali tra i più leggeri in commercio come il sacco a pelo, lo zaino e il kit obbligatorio. Pasticche per l’accensione del fuoco, il fornelletto, ecc. ecc.Ho dedicato molta attenzione a ciò, perché uno degli elementi più importanti della MDS è proprio il peso dello zaino.
Ti garantisco che non è stato per niente facile calcolare le calorie giornaliere con il peso dello zaino. 
Sono stati mesi molto faticosi e snervanti. Un po’ egoisticamente, non ho pensato ad altro, dedicandomi solo a realizzare il mio sogno, a volte tralasciando anche la mia famiglia, ma sono stato fortunato. Loro sono stati i miei primi supporters e mi hanno dato la forza di resistere e di credere sempre più al mio obbiettivo principale, a tutti i costi essere un finisher della famigerata MDS.



M: Da Dove è partita e dove è arrivata la corsa?
A: La gara si svolge nel sud del Marocco, ai confini con l'Algeria ed è lunga circa 250 km, articolata in cinque tappe cronometriche, un giorno di riposo e una tappa, l'ultima, di beneficenza (30 km, 38 km, 34 km, 86 km, il giorno di riposo, 42 km e 8 km). Queste le tappe di quest'anno.La gara va corsa in completa autonomia, tranne che per l'acqua razionata, che è fornita dall'organizzazione. 
Vivere e correre nel deserto ti porta a non lavarti per sette giorni, a dormire per terra sulle pietre. Ciò ti porta a svegliarti la mattina con dolori ovunque.
Al termine della giornata di gare avevo dolori dappertutto, appena tornato in tenda, non avevo possibilità di farmi una doccia o un materasso su cui sdraiarmi.
Il più delle volte dovevo togliere le pietre sotto il tappeto su cui ero sdraiato.
Dovevo accendere il fuoco per scaldare l'acqua.


Insomma, dovevo rimanere concentrato anche dopo aver corso la tappa, e pochi erano i momenti di relax. Di giorno correvo con temperature che andavano dai 35 hai 40 gradi, mentre di notte scendevano anche a 5° 


Una notte, a causa di una tempesta di sabbia, la tenda berbera fornita dall'organizzazione ci è crollata addosso. Siamo rimasti lì sotto quasi tutta la notte. La mattina avevamo sabbia dappertutto e dovevamo anche partire per la tappa! Insomma, tutto quel che si dice su questa gara, è vero! 
Non la devi sottovalutare! Ho visto piedi massacrati dalle vesciche, atleti che si sono ritirati per la disidratazione.


Ribadisco che questa gara ha bisogno di tanto rispetto e deve essere affrontata con la massima attenzione, il cuore non basta e ci vuole tanta testa!
Si corre in uno dei posti più “estremi” della terra e nulla è stato facile, ma posso dirti che è stata anche l'esperienza più bella della mia vita di atleta e di uomo. Ho dovuto dividere la tenda con altri 7 sconosciuti. Affrontare le difficoltà, dare e avere solidarietà e aiutarsi reciprocamente ci hanno molto legati, tanto che alla fine sembrava ci conoscessimo da sempre. 

Si è creato un rapporto umano che nelle “solite” gare e/o anche nella vita di tutti i giorni, ormai non esiste più
L’intesa e l’affiatamento erano talmente alti, tanto che alla fine non potevamo fare a meno uno dell'altro.  Trascorrevamo il tempo raccontandoci delle cose che nemmeno alla tua famiglia hai mai raccontato. Eravamo diventati come fratelli, Ricordo il giorno che Patrik, il direttore della gara, mi ha messo al collo la medaglia di finisher. 


Subito dopo, entrato in tenda, ho trovato Filippo Canetta (atleta della nazionale italiana di trail running) primo degli italiani. E sono scoppiato in pianto liberatorio che è durato per almeno 10 minuti, Per me emozioni indimenticabili!


M: Alla corsa hanno partecipato atleti di molte nazionalità, ma gli Italiani? Quanti ne eravate, come vi siete classificati? E tu rispetto agli Italiani? 
A: Ho chiuso la gara classificandomi 88° assoluto su 1100 partecipanti provenienti da tutte le parti del mondo, e 3° italiano su 25.
Per gli organizzatori, classificarsi tra i primi 100 arrivati, equivale a essere uno dei Top, e per questo sono molto soddisfatto, ma ti dico la verità, la classifica per me non è mai stata importante, in questa gara l'ultima cosa che conta è la prestazione cronometrica. 
Ho visto la classifica l'ultimo giorno di gara per la sola curiosità. Dovrebbe essere sempre così, anche nelle gare che si fanno di solito, senza invidie, godendosi esclusivamente la corsa.


Dicono che la notte nel deserto sia difficile da affrontare… Si, di notte il deserto è molto insidioso. Nelle corse notturne i segnali predisposti dall'organizzazione per guidare i concorrenti, non sempre erano evidenti. La sola luce frontale non era sufficiente. 


Eppure, la difficoltà, il buio, il freddo e la solitudine con me stesso di notte nel bel mezzo del nulla, sotto un cielo stellato che raramente avevo visto, è stato qualcosa si straordinario, ricordi che rimarranno indelebili nel mio cuore.


M: Cosa ti ha lasciato questa esperienza? 
A: Beh, prima di tutto, mi ha riempito di orgoglio e stima verso me stesso, Poi la scoperta di avere tantissima forza e volontà, che nemmeno io sapevo di avere. Ricordo nella tappa lunga, intorno al 70' km, mi chiesi come facevo ancora a correre dopo aver già fatto 3 tappe impegnative; Ecco proprio in quel momento ho scoperto veramente me stesso, quello che sono, cosa posso riuscire a fare, quando credi ciecamente ai tuoi sogni.





M: Ora tornerai a correre in montagna?
A: Che progetti futuri hai? Non so cosa farò in futuro. Naturalmente tornerò ad allenarmi e a correre in montagna, ma per adesso voglio stare lontano dalle gare impegnative e riprendermi un po’ la mia famiglia, la mia vita e mia moglie, che in quest’anno è stata la persona più importante, la mia prima motivatrice e complice, capace di comprendermi e avere tanta, tanta pazienza, nei momenti più difficili e duri.





2 commenti:

Anonimo ha detto...

Bellissimo racconto!
Posso solo immaginare cosa ha lasciato questa esperienza ad Angelo. È proprio vero che i sogni sono fatti per essere realizzati.
Complimenti anche a te Mario.
Con stima
Carla D.P.

nino ha detto...

tanto rispetto